Al lavoro, l’amicizia vera non è goliardia o aperitivi forzati. È alleanza: fiducia reciproca, sostegno concreto, obiettivi condivisi. Quando questa alleanza c’è, le persone si parlano meglio, fanno scelte più rapide e sostengono lo sforzo nei momenti difficili. È ciò che, in OSM, ho visto trasformare gruppi di professionisti in squadre capaci di crescere insieme.
Non “fare team building”, ma costruire alleanze
Le aziende spesso confondono il divertimento con la relazione. Io preferisco un approccio semplice: meno effetti speciali, più rituali che rendono normale aiutarsi, darsi feedback, gioire dei risultati degli altri come dei propri.
Quando in OSM parlo di alleanza, intendo tre cose:
- Scopo chiaro: sappiamo perché lavoriamo insieme e cosa conta davvero;
- Fiducia operativa: posso contare su di te quando serve, e tu su di me;
- Cura reciproca: ci interessano i risultati e le persone che li rendono possibili.
Cosa non è (e perché non funziona)
- non è obbligare tutti a diventare amici: crea imbarazzo e difese;
- non è riempire l’agenda di eventi: stanca e distrae dal lavoro vero;
- non è ignorare i conflitti: li sposta sotto il tappeto, dove crescono.
Cinque pratiche che applico (e che puoi iniziare subito)
Prossimità intenzionale
Le relazioni nascono dove il lavoro accade. In OSM chiedo ai manager di “stare vicino” ai team nei momenti che contano: affiancamenti brevi, stand-up mirati, presenza nei passaggi critici. Pochi minuti ben spesi fanno più di mille call.
- scegli una finestra fissa a settimana per essere sul campo senza agenda;
- osserva, fai domande, rimuovi un ostacolo prima di andartene.
Riflessione per te: qual è un punto del flusso in cui la tua presenza sbloccherebbe oggi il lavoro?
Rituali di riconoscimento (micro, ma costanti)
La stima si costruisce nominando ciò che funziona. In OSM usiamo brevi “shout-out” settimanali: 60 secondi per ringraziare chi ha aiutato altri o ha tenuto la barra dritta in una difficoltà. Non servono applausi: basta chiarezza e sincerità.
- ogni venerdì, tre riconoscimenti concreti: gesto, impatto, apprendimento;
- rotazione della voce: ognuno, a turno, riconosce qualcuno.
Riflessione per te: chi hai visto far crescere il lavoro degli altri questa settimana?
Reciprocità esplicita
L’alleanza nasce quando chiedere aiuto non è un tabù e offrirlo è normale. Nei nostri team lo rendiamo operativo con una domanda fissa:
“Di cosa hai bisogno da me nei prossimi 7 giorni, e cosa puoi offrire agli altri?”
- scrivi due righe, pubbliche nel team: impegni chiari, niente promesse vaghe;
- rileggi a fine settimana: cosa abbiamo mantenuto, cosa va aggiustato.
Riflessione per te: qual è l’aiuto specifico che puoi chiedere oggi per sbloccare un risultato?
Dissenso che protegge la relazione
Amicizia non significa dire sempre sì. In OSM usiamo una regola semplice: il dissenso si porta presto, in privato se è personale, in pubblico se è sul metodo, sempre con un’alternativa praticabile.
- formula il punto così: fatto osservabile → impatto → proposta concreta;
- chi riceve risponde con: grazie → chiarimento → decisione e prossimi passi.
Riflessione per te: quale discussione stai rimandando per non rovinare il clima?
Vittorie condivise, non private
Le amicizie professionali si rafforzano quando i successi sono di squadra. Noi celebriamo le “vittorie utili”: non ogni traguardo, ma quelli che hanno cambiato davvero il lavoro (un cliente salvato, un processo semplificato, un errore evitato).
- racconta in tre slide: problema, azione, risultato misurabile;
- chiudi con cosa replichiamo domani per far scalare l’apprendimento.
Riflessione per te: quale vittoria utile puoi condividere questa settimana con il team allargato?
Gestire i rischi senza drammi
Sì, le amicizie al lavoro possono creare gelosie, clic, distrazioni. Si prevengono con tre accorgimenti:
- Ruoli chiari: amicizia sì, ambiguità no;
- Regole uguali per tutti: feedback e merito non dipendono dalle simpatie;
- Tempo protetto per lavorare: spazi di relazione senza invadere le ore di focus.
Da dove iniziare (domani mattina)
- programma 30 minuti sul campo in un punto critico del flusso;
- introduci gli shout-out del venerdì (tre, concreti);
- chiedi e offri un aiuto preciso per i prossimi 7 giorni;
- porta un dissenso con proposta seguendo la regola osservabile → impatto → alternativa;
- condividi una vittoria utile con ciò che replichi subito.
Da colleghi a alleati
Nel tempo, queste pratiche trasformano i colleghi in alleati. E quando il lavoro diventa un luogo di alleanze, le persone restano, crescono e fanno crescere l’organizzazione. Non servono grandi proclami: servono scelte piccole, ripetute con coerenza.
Call to action: scegli una pratica, applicala per quattro settimane e poi raccontami cosa è cambiato nel tuo team. È così che, in OSM, abbiamo visto nascere le alleanze che fanno la differenza.
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