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La scorsa settimana, in pieno stile OSM, una parte del management si è riunita per tre giorni lontano dagli uffici, dalle urgenze quotidiane e dalle abitudini che, senza volerlo, a volte limitano la nostra visione. Non per “fare team building”, ma per capire — davvero insieme — che cosa vogliamo diventare nei prossimi anni e come accompagnare meglio la crescita dei nostri clienti.

Le premesse erano buone, ma l’esperienza reale lo è stata ancora di più. Berlino si è rivelata molto più di una trasferta di lavoro o di brainstorming: è stata un’occasione per guardarci negli occhi, misurare la nostra forza collettiva e prenderci la responsabilità del futuro che vogliamo costruire, per OSM e per le persone che seguiamo ogni giorno.

Nel freddo di novembre, tra mattoncini da rompere, puzzle da ricomporre e muri da riempire di colore, abbiamo toccato con mano che cosa significa diventare un gruppo che sceglie consapevolmente di crescere insieme.

Mattoncini: riconoscere e rompere le piccole barriere

Siamo partiti da una manciata di piccoli mattoncini davanti a ciascuno. Non erano solo oggetti. Rappresentavano quelle micro-barriere che nella quotidianità diventano muri: piccole paure, dubbi sottili, rigidità, abitudini che frenano, scuse comode che posticipano ciò che conta.

Li abbiamo rotti uno dopo l’altro. Con attenzione, con decisione, con una concentrazione quasi fisica. E quel gesto ha acceso un messaggio netto: se vogliamo che OSM continui a crescere, i primi muri da abbattere sono quelli che costruiamo noi stessi.

Non è stato un esercizio simbolico. È stata una dichiarazione di responsabilità: “Da qui in avanti, non mi nascondo dietro i miei mattoncini”.

Il puzzle: tante identità che creano un’unica direzione

Poi abbiamo ricostruito. Un puzzle gigante, mille tessere tutte diverse: forme, colori, identità. Ogni persona impegnata a comporre più pezzi, perché ciascuno di noi porta in OSM molte anime: competenze, sensibilità, esperienze, ruoli.

Quando l’immagine si è formata, è stato evidente che non si trattava solo della fine di un esercizio. Era la rappresentazione concreta di ciò che siamo quando tutte le parti si riconoscono come elementi di una visione comune.

Al centro campeggiava una frase che non è uno slogan, ma un impegno quotidiano: “Insieme siamo inarrestabili. Insieme creiamo il futuro.”

L’esperienza di urban art: mettere a colori ciò che siamo

La giornata con il team di Source: Urban Artists ci ha portati ancora più in profondità. Bombolette di colore, freddo pungente, mani ghiacciate e un’attenzione artigianale nel cancellare, ridisegnare, scegliere parole, posizionare simboli.

Su quei muri sono apparse parole che parlano molto di noi: crescita, responsabilità, presenza, impatto, futuro. Non concetti astratti, ma la traduzione visiva di ciò che vogliamo rappresentare per le imprese che seguiamo.

C’è stato anche un momento personale che porto con me: un dono e una dedica speciale, che non racconto nei dettagli, ma che custodisco come un promemoria del valore delle persone che camminano al nostro fianco. Alcune parole, se restano tra chi le vive, non perdono forza: la moltiplicano.

Il collegamento con la survey clienti: quando i dati confermano la direzione

Pochi giorni dopo il rientro ho riletto con calma l’executive summary di una survey somministrata lo scorso settembre a cento nostri clienti. Mi ha colpito un fatto semplice e potente: in molte delle loro risposte ho ritrovato, quasi parola per parola, ciò che abbiamo vissuto a Berlino.

I clienti ci chiedono più organizzazione, più presenza, più chiarezza nei processi, più collaborazione interna, più responsabilità condivisa, più ascolto vero. Sono gli stessi temi che sono emersi mentre rompevamo i mattoncini, ricomponevamo il puzzle e portavamo la nostra identità sulle pareti di urban art.

La survey è di settembre. Berlino è di novembre. Eppure le due voci sembrano parte della stessa storia: quella di un’organizzazione che ascolta il proprio mercato e, nello stesso tempo, sceglie di mettersi in gioco per essere all’altezza delle proprie promesse.

Il ruolo delle persone: la vera forza di OSM

La parte più importante di questa esperienza non è stata il format delle attività, ma ciò che ciascuno ha portato: coraggio, profondità, domande sincere, disponibilità ad ascoltare e ad ascoltarsi.

Avete accettato di rompere qualcosa, prima dentro e poi fuori, per creare spazio a un livello diverso di collaborazione e di responsabilità. Non è “OSM” come marchio ad avere forza in sé: OSM è forte quando le persone che ne fanno parte scelgono di esserlo insieme.

Oltre Berlino: adesso inizia il viaggio vero

Per questo considero Berlino non un momento isolato, ma un inizio. Nei prossimi mesi prenderanno forma progetti, iniziative e scelte operative nate direttamente da ciò che abbiamo vissuto lì: più integrazione tra le aree, più coerenza tra promessa e consegna, più presenza sul campo, più strumenti strutturati per far crescere i nostri clienti.

La cosa più incoraggiante è che molti dei “rimedi” suggeriti dalla survey coincidono con le direzioni che abbiamo scelto come impegno comune. Non stiamo aggiungendo sovrastrutture. Stiamo allineando ciò che sentiamo giusto per noi con ciò che i clienti ci stanno chiedendo.

Se ripenso a quei giorni, il filo rosso è evidente: abbiamo rotto barriere, ricomposto un’immagine più grande di noi, dichiarato in modo visibile che vogliamo essere all’altezza delle sfide dei prossimi anni. Non per ambizione astratta, ma per responsabilità verso le persone che si affidano a noi.

Berlino ci ha ricordato che il futuro non accade da solo. Si crea. E quando si crea insieme, diventa molto più solido, più vero e più grande di ciascuno di noi.

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